Verbi regolari italiani

I verbi regolari italiani

Un verbo è una parte fondamentale del discorso che esprime un’azione, uno stato o un’occorrenza. L’italiano ha un sistema verbale piuttosto ricco e, per fortuna, una parte significativa dei verbi segue schemi prevedibili: i verbi regolari italiani. Questo articolo ti guiderà alla scoperta di come funzionano, con esempi chiari e una struttura semplice da seguire.

Come si coniugano i verbi regolari italiani?

I verbi regolari italiani sono quelli che seguono schemi di coniugazione fissi e prevedibili. La loro radice (la parte del verbo che rimane invariata) si combina con delle desinenze (le terminazioni che indicano tempo, modo e persona) che cambiano a seconda del gruppo di appartenenza. In italiano, i verbi regolari si dividono in tre coniugazioni principali, a seconda della terminazione del loro infinito:

  • -are (prima coniugazione): come amare, parlare, mangiare.
  • -ere (seconda coniugazione): come temere, prendere, scrivere.
  • -ire (terza coniugazione): come dormire, partire, finire.

Ogni coniugazione ha un proprio insieme di desinenze che si aggiungono alla radice del verbo.


Il presente indicativo

Il presente indicativo è il tempo più comune e si usa per descrivere azioni che avvengono ora, abitudini o fatti generali. Per coniugare un verbo regolare al presente indicativo, si rimuove la desinenza dell’infinito (-are, -ere, -ire) per trovare la radice, e poi si aggiungono le desinenze appropriate.

Prima coniugazione (-are)

Prendiamo come esempio il verbo "parlare". La sua radice è "parl-".

PersonaDesinenzaEsempio
Io-oio parlo
Tu-itu parli
Lui/Lei/Esso-alui parla
Noi-iamonoi parliamo
Voi-atevoi parlate
Loro-anoloro parlano

Esempio in una frase: Tu parli troppo velocemente.

Seconda coniugazione (-ere)

Prendiamo come esempio il verbo "credere". La sua radice è "cred-".

PersonaDesinenzaEsempio
Io-oio credo
Tu-itu credi
Lui/Lei/Esso-elui crede
Noi-iamonoi crediamo
Voi-etevoi credete
Loro-onoloro credono

Esempio in una frase: Loro credono a tutto quello che dici.

Terza coniugazione (-ire)

Per la terza coniugazione, i verbi si dividono in due gruppi: quelli che non aggiungono la particella "-isc-" (come "dormire") e quelli che la aggiungono (come "finire").

Gruppo A: senza particella -isc-

Prendiamo come esempio il verbo "dormire". La sua radice è "dorm-".

PersonaDesinenzaEsempio
Io-oio dormo
Tu-itu dormi
Lui/Lei/Esso-elei dorme
Noi-iamonoi dormiamo
Voi-itevoi dormite
Loro-onoloro dormono

Esempio in una frase: Noi dormiamo otto ore ogni notte.

Gruppo B: con particella -isc-

Prendiamo come esempio il verbo "finire". La sua radice è "fin-". Si aggiunge la particella "-isc-" tra la radice e la desinenza per alcune persone.

PersonaDesinenzaEsempio
Io-iscoio finisco
Tu-iscitu finisci
Lui/Lei/Esso-iscelui finisce
Noi-iamonoi finiamo
Voi-itevoi finite
Loro-isconoloro finiscono

Esempio in una frase: Lui finisce il lavoro tardi la sera.


Un esempio per capire la differenza

Se hai capito la regola di base, la coniugazione di un nuovo verbo regolare sarà un gioco da ragazzi. L’unico ostacolo? Ricordare se un verbo in -ire appartiene al gruppo che aggiunge la particella -isc-.

Per fortuna, c’è una soluzione: per i verbi italiani, non c’è una regola fissa per capirlo, ma con l’esperienza, e una buona dose di pratica, si comincia a familiarizzare con i verbi più comuni di entrambi i gruppi.

Se un verbo non segue uno di questi schemi, allora è un verbo irregolare! Per saperne di più, puoi leggere il nostro articolo sui verbi irregolari italiani.

Imparare i verbi regolari è un ottimo punto di partenza per padroneggiare la lingua italiana. Buono studio!


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